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IL CIRCUITO DI CORSA IN MONTAGNA DAL BALDO AL BRENTA

La breve storia del rifugio «Generale Graziani» di Canaletto

 

 

 

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I drammi della Grande guerra portarono con sé i lavori della ricostruzione. Dal termine del conflitto le forze del genio militare e civile lavorarono con la popolazione di Brentonico per alcuni anni, per erigere case, sistemare tetti, ma anche rifare strade e acquedotti.

Coordinò direttamente le operazioni nella zona del Baldo proprio il Generale Graziani, che era stato a capo delle forze armate spiegate durante la guerra su queste montagne. Per rifare strade ed edifici, nei pressi di malga Canaletto, venne anche eretta dal nulla una piccola casa - cantiere, adibita a ricovero di mezzi e uomini.

Come ci racconta l'ex presidente della SAT Rino Veronesi, quella baita di sassi divenne ben presto anche luogo di gioco e bella vita, sia per i militari, ufficiali in testa, sia per alcuni cittadini. Terminati i lavori, continuò a mantenere questa «funzione sociale» ricreativa. Si dice che anche il generale Graziani fosse solito, saltuariamente, tornare nella baita per scampagnate con amici e donne di compagnia. Ma a poco a poco, negli anni, la baita venne abbandonata.

Il 25 giugno 1930 la Questura di Trento indirizzandosi alla SAT, accenna alla domanda del Podestà di Brentonico Gino Giovanazzi e richiede se effettivamente sussista la necessità dell'apertura di un rifugio alpino, «per il gran concorso di alpinisti e turisti e per la distanza dal centro abitato», in uno stabile di proprietà del Comune di Brentonico in Malga Canaletto.

Successivamente il Podestà comunica alla SAT di aver preso nota di quanto questa gli partecipa con lettera del 12 luglio, e la ringrazia per il nulla osta accordato, affinché lo stabile sia considerato rifugio.

Tre giorni dopo lo stesso Podestà comunicava al generale Andrea Graziani, in Verona: «L'alberghetto di Canalette con oggi è aperto al pubblico e può offrire ai turisti numerose comodità e confort. L'inaugurazione ufficiale avrà luogo quanto prima e ne verrà data comunicazione all'E. V. nella speranza di averLo ospite graditissimo. Con fascistico ossequio».

Così, la «baita-cantiere» di Canalette diventava a tutti gli effetti «rifugio alpino», intitolato al costruttore, il generale Graziani.

A partire da quest'epoca si intensificò il traffico automobilistico lungo la Graziani, attraverso la catena del Baldo. È del novembre di quell'anno la richiesta del Comune alla Provincia per l'istituzione di un servizio pubblico domenicale da Rovereto a Verona attraverso il Baldo.

In una lettera del 16 dicembre 1933 del Podestà Giovanazzi al Presidente della SAT, veniamo a conoscenza di un ricorso del Comune contro le tasse imposte al rifugio Graziani. Il Podestà invoca l'appoggio della SAT e ricorda l'ammontare delle tasse già notificato per il 1934: tasse licenza Lire 45, tasse insegne Lire 7,5, tasse esercizio rivendita 62, «contro le quali certamente produrrò ricorso. Se poi si aggiunge il dazio di consumo, temo che i rifugi di poca entità bisognerà chiuderli».

Infine disponiamo di un originale della proposta di «Tariffe» al rifugio Graziani per il 1934. Interessante notare che si espletava presso tale ricovero il solo servizio di pernottamento con letti e lenzuola esclusi cuccette e tavolaccio, mentre la cucina era attrezzata per ogni specialità.

La parabola della baita come rifugio, tuttavia, si esaurisce in qualche anno. Le difficoltà di gestione e il carico delle tasse, di cui si lamentava il Podestà consigliarono ben presto la chiusura del centro di accoglienza alpino. Così già prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il rifugio non era più in attività.

La baita fu abbandonata, il tetto crollò e l'edificio saccheggiato del poco rimasto. Nel corso del conflitto bellico e successivamente i sassi dei muri vennero asportati, per altre costruzioni. Così, ben presto non rimase che qualche cumulo di sassi, a testimoniare quello che per pochi anni era stato un punto di ritrovo singolare e chiacchierato della vita dell'altopiano.

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Testo e Foto  sono stati estrapolati da "STORIE DEL BALDO" del settembre 1993,

gentilmente fornito da PIERO GAZZINI  e COSTANZA MOZZI di Brentonico

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